Database e Mostre Virtuali

Database e Mostre Virtuali (3)

Edoardo Barbieri

Federico Frezzi 
Quatriregio in terza rima uolgare che tracta di quatro reami [...]
Impresso in Firenze, ad petitione di ser Piero Pacini da Pescia, adi XXVI di luglio 1508

Riproduzione digitale dell'esemplare conservato presso l'Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana disponibile su

 

 

La pubblicazione ad acceso gratuito sul web di una riproduzione digitale ad alta definizione dell’edizione 1508 del Quadriregio del Frezzi costituisce una notizia importante per gli studi. L’iniziativa nasce da una felice sinergia tra l’Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana (in particolare grazie alla sensibilità della direttrice dott.ssa Isabella Fiorentini), che conserva il volume qui riprodotto ed è l’artefice della digitalizzazione, il Centro Studi “Federico Frezzi” di Foligno animato dall’attivissima direttrice prof.ssa Elena Laureti, e il Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca (CRELEB) da me diretto all’Università Cattolica di Milano. Le edizioni antiche del Quadriregio, ampio poema allegorico di imitazione dantesca scritto a cavallo dell’anno 1400 dal domenicano folignate Federico Frezzi, si concentrano in un arco cronologico sufficientemente ristretto:[1]

  1. Perugia, Stephanus Arndes, 1481 (ISTC if00311000), iniziale silografica (Sander 2947).

Si vedano le riproduzioni digitali degli esemplari della Bayerische Staatsbibliothek (http://daten.digitale-sammlungen.de/0006/bsb00066915/images/) e della Bibliothèque Nationale de France (http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k592341?rk=42918;4) nonché la riproduzione cartacea di quello di Perugia (Perugia, Fabbri, 2009)

  1. Milano, Antonio Zarotto, 1488 (ISTC if00311500), iniziale silografica (Sander 2948)

Si vedano fotografie di incipit ed explicit nel catalogo digitale della Biblioteca Ambrosiana: http://ambrosiana.comperio.it/opac/detail/view/ambro:catalog:807867

  1. Firenze [Bartolomeo de’ Libri, 1489-1490] (ISTC if00312000)

Si vedano le riproduzioni degli esemplari della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (http://atena.beic.it/view/action/singleViewer.do?dvs=1514477875125~73&locale=it_IT&VIEWER_URL=/view/action/singleViewer.do?&DELIVERY_RULE_ID=10&frameId=1&usePid1=true&usePid2=true) e della Württembergische Landesbibliothek  di Stoccarda (http://digital.wlb-stuttgart.de/sammlungen/sammlungsliste/werksansicht/?no_cache=1&tx_dlf%5Bid%5D=1414&tx_dlf%5Bpage%5D=1)

  1. Bologna, [ma Venezia?], Francesco Ragazzoni, 1494 (ISTC if00313000)[2]

Si veda la riproduzione dell’esemplare della Corsiniana di Roma (http://atena.beic.it/view/action/nmets.do?DOCCHOICE=492327.xml&dvs=1514478078297~285&locale=it_IT&search_terms=&show_metadata=true&adjacency=&VIEWER_URL=/view/action/nmets.do?&DELIVERY_RULE_ID=7&divType=) o di quello della Bibliothèque Nationale de France (http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k59233p/f8.image)

  1. Venezia, Pietro da Pavia, 1501 (Edit16 CNCE 19904)  
  2. Firenze, [Bernardo Zucchetta e Bartolomeo de’ Libri] per Pietro Pacini da Pescia, 1508 (Edit16 CNCE 37308), illustrata (Sander 2949)

Si veda la riproduzione in Federico Frezzi, Il Quadriregio. With an essay by Bernard H. Breslauer. Facsimile based on the edition printed in Florence in 1508, [edited by Nicolas Barker], London, The Roxburghe Club, 1998

  1. Venezia, [Filippo Pinzi?], 1511 (Edit16 CNCE 19905)

Si veda la riproduzione dell’esemplare della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco (https://books.google.it/books?id=8-daAAAAcAAJ&hl=it&source=gbs_similarbooks)

Oltre la princeps importantissima per la restitutio textus, l’edizione che, per motivi estetici e di rarità, ha maggiormente richiamato l’attenzione degli studiosi è senza dubbio quella in folio, realizzata a Firenze «ad petitione di ser Piero Pacini da Pescia» con la data del 26 luglio 1508. Come era stato osservato oltre un secolo addietro da Frank Isaac, essa fu realizzata da due differenti tipografi che forse lavorarono in tempi diversi forse (più probabilmente) in parallelo,[3] essendosi suddivisi il materiale da stampare: come è stato più recentemente dimostrato i fascicoli A-I6 furono impressi con il carattere R101 riconducibile all’officina di Bernardo Zucchetta mentre i fascicoli K-R6 nell’R101 e R86(88) di Bartolomeo de’ Libri.[4] La suddivisione del lavoro indicata, pur non essendo comunissima, non è neppure un caso isolato;[5] assai più interessante la messa in risalto della figura del Pacini come editore-libraio moderno, dotato di una visione innovativa tanto del prodotto librario illustrato quanto del ruolo stesso dell’imprenditore di settore.[6] 

Naturalmente, il ricchissimo apparato illustrativo è l’elemento che ha richiamato la maggiore attenzione degli studiosi: creato quasi interamente ad hoc per questa edizione, fu poi largamente riutilizzato nella produzione tipografica fiorentina dei decenni successivi.[7] È stato persino ipotizzato che le silografie fossero state in realtà realizzate dall’incisore, riconoscibile in Bartolomeo di Giovanni, per un’edizione perduta impressa circa nel 1495.[8] Le caratteristiche artistiche della serie silografica, della quale si sono peraltro già occupati specialisti come Friedrich Lippmann, Paul Kristeller, Alfred Pollard, Arthur M. Hind, Max Sander e Ruth Mortimer,[9] potranno essere più agevolmente studiate proprio grazie a questa edizione digitale. Fu infatti la preziosità del corredo silografico e la rarità degli esemplari sopravvissuti a spingere nel 1998 il grande antiquario Bernard H. Breslauer a pubblicarne un’edizione anastatica come omaggio a The Roxburghe Club.[10] L’operazione, coordinata da Nicolas Barker, non faceva che ripetere quanto fatto nel 1910, quando Dyson Perrins presentò alla medesima istituzione, quella volta con una introduzione di Pollard, biblitecario del British Museum, l’anastatica delle Epistole e vangeli illustrati pubblicati, sempre dal Pacini, nel 1495.[11] L’edizione curata da Breslauer, di grande preziosità, eleganza e costo, secondo il catalogo collettivo del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) non risulta posseduta da nessuna biblioteca italiana.[12]

L’esemplare Breslauer aveva peraltro una sua gloriosissima provenienza. Da una notizia apparsa su «La Bibliofilìa», IV, 1902, p. 47 si apprende che l’anno precedente il principe di Essling, celebre collezionista di libri illustrati, in particolare veneziani, ne aveva acquistato una copia (proveniente dal collezionista James Lindsay, 1847-1913): un appunto aggiunto all’esemplare Trivulziano specifica che la copia Essling proveniva da Pirovano di Roma al costo di 25.000 fr. In effetti nel catalogo della Libraria Antiquaria Ulrico Hoepli del 1939, riguardante appunto la vendita a Zurigo della prima parte della collezione Essling, quella non riguardante Venezia, al n° 123 compare un prestigioso esemplare lavato e riparato, legato in marocchino rosso alle armi Essling con risguardi sempre in marocchino ma bleu, opera del legatore Lortic, da cui si forniva abitualmente il principe.[13] Quello era l’esemplare di proprietà di Bernard Breslauer (1918-2004) e da lui riprodotto, esemplare del quale ignoro però l’attuale collocazione.

Contrariamente alle attese, l’esemplare Essling, non è dunque identificabile con quello ora posseduto dalla Fondazione Cini di Venezia (Cini 857), come invece usuale per i libri figurati veneziani che dalla raccolta del bibliofilo e bibliografo Victor Masséna duc de Rivoli e prince d’Essling passarono, tramite Tammaro De Marinis, alla collezione Cini al Castello di Monselice e poi alle raccolte veneziane della Fondazione Cini.[14] Il libro ora alla Cini reca una legatura F. Bedford (segno del passaggio sul mercato antiquario internazionale) e la nota di possesso «Di Benedetto Fabroni», forse l’erudito ecclesiastico pistoiese del XVII secolo.[15] Nel volume spicca una nota a lapis «acquistato da Chiesa»: pur non comparendo tra le provenienze indicizzate da Dennis E. Rhodes nel suo catalogo del fondo, si poteva ipotizzare si trattasse del citato antiquario milanese Carlo Alberto Chiesa (1926-1998), celebre per l’assoluta discrezione e la pessima abitudine di non redigere cataloghi. Recentemente è stato però pubblicato il testo di una conferenza da lui tenuta agli inizi degli anni ’90 in Università Cattolica a Milano, dal quale è possibile ricavare la notizia che si trattava in realtà di un esemplare già appartenuto al grande antiquario Giuseppe Martini,[16] quindi passato alla collezione di Piero Ginori Conti e andato disperso al momento della cessione di quella raccolta nell’immediato dopoguerra.[17] Per cui l’esemplare oggi Cini è già Martini, poi Ginori Conti, quindi Chiesa.[18]

In Italia sono segnalati in raccolte pubbliche solo cinque esemplari dell’edizione, mentre una decina dovrebbero essere quelli oggi all’estero, segno della fortuna dell’edizione sul mercato collezionistico:[19] per questo è così importante sia ora integralmente disponibile on line la copia digitalizzata di uno di tali esemplari. La copia qui riprodotta è, come si diceva, quella appartenente alla Biblioteca Trivulziana di Milano, Raro Triv. C.1030/2.[20] Misura mm 275x210 ed è cucita dietro un manoscritto coevo di Leonardo Bruni, La prima Guerra Punica. Legatura originale (ma restaurata) in pelle su assi con ex libris araldico del conte d’Agliè.[21] Di antica provenienza fiorentina, reca una nota di possesso coeva al contropiatto anteriore: «Questo libro è di Ridolfo di Bruno di Nicholo del Barbigia || chi lo trova lo rende e saragli usata discretione». Nicolò del Barbigia è attestato nel 1468 in contatto con Lorenzo de’ Medici e i fratelli Pulci.[22]

Ci si augura, dunque, che questa iniziativa, nata da una nobile sinergia tra diverse istituzioni culturali del territorio nazionale, offra un nuovo strumento per l’incremento delle nostre conoscenze sul Frezzi e sulla tipografia fiorentina di primo Cinquecento, una delle esperienze più complesse ma anche più interessanti, della storia della stampa manuale.[23]

 

[1] Uno studio attento fu offerto da Enrico Filippini, Le edizioni del Quadriregio. (Appunti storico-bibliografici), «La Bibliofilìa», VIII, 1906, pp. 335-342, 396-407, 447-451 e IX, 1907, pp. 5-22. L’intero contributo è ora integralmente disponibile online in questo stesso sito http://libriantiqui.it/

[2] Sulla vicenda si veda il Catalogue of Books Printed in the XVth Century now in the British Museum (BMC), VI, pp. XXXIX e 848.

[3] Anche se la suddivisione delle due “sezioni” avviene proprio a metà del I capitolo del III libro.

[4] Simona Periti, Contributo alla Bibliografia fiorentina del XVI secolo. Le edizioni dal 1501 al 1530, Dottorato di Ricerca in Scienze bibliografiche, Udine, Università degli Studi, 2003, scheda F30 (vedi l’OPAC del Servizio Bibliotecario Nazionale IT\ICCU\VEAE\007545).

[5] Si veda a esempio il Girolamo Savonarola, Prediche quadragesimali del 1495 sopra Amos, a cura di Lorenzo Violi, Firenze, [Bartolomeo de’ Libri, Lorenzo Morgani e Francesco Bonaccorsi], 1496/97] (ISTC is00243000).

[6] Rimando al prezioso Bernard H. Breslauer, The Early Florentine Woodcut and Federico Frezzi’s Quadriregio of 1508, in F. Frezzi, Il Quadriregio, [ed. by N. Barker], pp. 1-13, da aggiornare almeno con Lorenz Böninger, Ser Piero Pacini, Francesco di Dino e la prima edizione del Formularium diversorum contractuum (ca. 1484-1486), «La Bibliofilìa», CXIX, 2017, pp. 229-238.

[7] Max Sander, Le livre à figures italien depuis 1467 jusqu'à 1530. Essai de sa bibliographie et de son histoire, Milano, Hoepli, 1942 (= Nendeln, Kraus, 1969), n° 2949, ma, soprattutto si veda il saggio di B. H. Breslauer, The Early Florentine Woodcut, che costituisce un affascinante ritratto dell’arte dell’illustrazione libraria tramite incisioni (prima calcografiche, poi silografiche) nella Firenze tra XV e XVI secolo.

[8] Gert J. van der Sman, Il “Quadriregio”: mitologia e allegoria nel libro illustrato a Firenze attorno al 1500, «La Bibliofilia», XCI, 1989, pp. 237-265.

[9] Si veda Bernard H. Breslauer, The Autor and the Book, in F. Frezzi, Il Quadriregio, [ed. by N. Barker], pp. 15-21: 18-21.

[10] Si tratta di una antica (dal 1812) ed esclusiva associazione di bibliofili (www.roxburgheclub.org.uk). Sul Breslauer si veda la voce in Ernst Fischer, Verleger, Buchhändler & Antiquare aus Deutschland und Österreich in der Emigration nach 1933. Ein biographischen Handbuch, Elbungen, Verband Deutscher Antiquare, 2011, pp. 38-39.

[11] Vedi la Preface a firma Crawford e Balcarres, in F. Frezzi, Il Quadriregio, [ed. by N. Barker], p. [V] cui si aggiunga Lilian Armstrong, Venetian and Florence Renaissance Woodcuts for Bibles, Liturgical Books, and Devotional Books, in A Heavenly Craft The Woodcut in Early Printed Books, edited by Daniel De Simone, New York, Braziller, 2004, pp. 24-45.

[12] In realtà una copia è disponibile presso il Centro di Ricerche Federico Frezzi di Foligno. Qualche anno fa ebbi invece modo di studiare su quella posseduta dalla Newberry Library di Chicago.

[13] Luca Montagner, L’antiquariato Hoepli. Una prima ricognizione tra i documenti e i cataloghi, Milano, EduCatt, 2017, p. 196, n° 74.

[14] Edoardo Barbieri, Collezionismo librario ed editoria religiosa popolare: uno sguardo alla raccolta Cini, in La vita nei libri. Edizioni illustrate a stampa del Quattro e Cinquecento dalla Fondazione Giorgio Cini, a cura di Marino Zorzi, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2003, pp. 37-53.

[15] Si veda la sua sottoscrizione censoria in Francesco Maria Pagnozzi, Maria trionfante, Pistoia, Pier’Antonio Fortunati, 1656, c. †3r.

[16] Lo schedario di Giuseppe Martini, oggi alla Biblioteca di via Senato a Milano, segnala però esclusivamente le edizioni 1494 e 1511: segno di un errore di Chiesa o del fatto che lo schedario conservi materiale solo successivo alla cessione dell’edizione di cui qui si discute?

[17] Carlo A. Chiesa, “Un mestiere semplice”. Ricordi di un libraio antiquario. Per i novant’anni di Gianni Antonini, Milano, Officina Libraria, 2016, pp. 55 e 83 n. 63. Sulla presenza di importanti edizioni provenienti da Giuseppe Martini nella collezione Ginori Conti e sulla dispersione di tale raccolta un cenno nel mio Il catalogo degli incunaboli di Giuseppe Martini (1934), in Da Lucca a New York a Lugano. Giuseppe Martini libraio tra Otto e Novecento. Atti del Convegno di Lucca, 17-18 ottobre 2014, a cura di Edoardo Barbieri, Firenze, Olschki, 2017, pp. 107-126: 112-114.

[18] La vita nei libri, p. 303 n° X/9; Dennis E. Rhodes, Catalogo del fondo librario antico della Fondazione Giorgio Cini, Firenze, Olschki, 2011, scheda F-52.

[19] Rimando al mio Le antiche edizioni del “Quadriregio” nella storia dell’antiquariato e del collezionismo librario, in stampa negli atti del convegno folignate Federico Frezzi e il “Quadriregio” nel VI centenario della morte (1416-2016).

[20] Edizioni fiorentine del Quattrocento e primo Cinquecento in Trivulziana. Catalogo della mostra: Milano, Biblioteca Trivulziana, 25 gennaio-10 marzo 2002, a cura di Adolfo Tura, Milano, Comune di Milano, 2001, p. 94 n° 41.

[21] Casimiro di San Martino d’Anglè di San Germano di Cardè (1763-1808).

[22] Guglielmo Volpi, Luigi Pulci. Studio biografico, «Giornale storico della Letteratura italiana», XXII, 1893, pp. 1-64: 12. 

[23] Basti qui il rimando a Stampa a Firenze 1471-1550. Omaggio a Roberto Ridolfi, a cura di Dennis E. Rhodes, Firenze, Olschki, 1984. Ringrazio infine Fabrizio Fossati, Luca Rivali e Alessandro Tedesco, il primo per avermi aiutato nella correzione di questa breve premessa, il secondo per averla attentamente riletta prima della sua pubblicazione, il terzo per la sua messa on line.

Thursday, 22 June 2017 11:40

Mostra virtuale :: Aldo Manuzio

L’idea di una mostra virtuale dedicata all’editore di Bassiano ha in sé una doppia finalità. Da una parte si è cercato di mettere in risalto, attraverso i testi dei “pannelli” quanto più esaustivi gli aspetti storici, economici e sociali che hanno reso grande l’avventura aldina; dall’altra si è voluto offrire agli studiosi, proprio attraverso il web, l’accesso a immagini ad alta definizione tratte dalle edizioni aldine possedute dalla Biblioteca Trivulziana di Milano, in modo da poter così analizzare più approfonditamente l’aspetto tecnologico dell’impresa dell’ancora col delfino.

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Il database qui presentato è un work in progress relativo alla produzione incunabolistica milanese. Al momento sono stati in gran parte caricati i dati ricavabili dal volume di Teresa Rogledi Manni (La tipografia a Milano nel XV secolo, Firenze, L. S. Olschki, 1980), confrontandoli però sempre con quelli offerti da ISTC e procurando una serie di osservazioni sui casi dubbi. Il database viene completato da un raffronto con i dati forniti dagli esemplari stessi, conservati presso la Biblioteca Trivulziana di Milano.

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